U15: Nasvidenje Bled
Posted by president on aprile 7, 2012Bled ha ormai un posto nel mio cuore. Le frequentazioni hockeistiche di questa cittadina mi fanno sentire di casa e qui ci torno sempre volentieri.
Quest’anno sono al seguito di una formazione U.15 costituita da sei picchietti e sei ragazzi di Asiago. Janez mi ha informato che il livello si preannuncia più elevato di sempre per la presenza di rappresentative nazionali o regionali e anche il Bolzano, altra formazione italiana presente, partecipa con una selezione di ragazzi dell’Alto Adige.
Gli affanni e preoccupazioni per il felice esito della spedizione si stemperano sul Fadalto, quando vediamo albeggiare. La giornata si preannuncia radiosa e subentra uno stato di euforia e rilassatezza vacanziera. Nel mio ruolo di capo carovana conduco la colonna dei mezzi ad una velocità turistica. Al confine di stato percepisco il serio rischio di arrivare fuori tempo massimo e innesco la modalità di guida “Alonso”. I patemi d’animo non mi fanno godere neanche di uno spettacolo ornitologico mai visto. I prati, bianchi per la fioritura dei crochi a monte di Jesenice, sono invasi da una migrazione di Re di Quaglie. Sembrano i piccioni in Piazza S. Marco. Non posso fermarmi e fotografarli. Penso a Nonno Armando e do l’ordine di iniziare la vestizione in macchina. Janez mi rassicura telefonicamente ed infatti arriviamo prima dell’orario dell’incontro (20 minuti).
Il programma prevedeva lo scontro contro gli austriaci del Vienna ma in realtà scopriamo di dover affrontare la Slovenia A. Nella composizione del girone c’è anche la Slovenia B. Passano le prime due e gli organizzatori, memori di nostre passate modeste figure, vogliono tutelarsi e garantirsi l’accesso alle fasi finali. I ragazzi scendono i campo confusi e stanchi ma vogliosi di combattere. Il gioco degli avversari è superiore al nostro ma l’ incontro si sviluppa in modo abbastanza equilibrato. Sul finire del primo tempo gli sloveni vanno in vantaggio ma non sfondano, anzi, a metà del secondo drittel il mio pargolo pareggia e subito dopo un asiaghese ci porta in vantaggio. Gli avversari a questo punto vanno in confusione e Davide Dal Sasso, sul finire del tempo, porta a tre le nostre reti. Janez invita tutti a dare la mano e salutare ma, aihmè, il regolamento, mai letto, prevede un terzo tempo. Gli sloveni ci pressano ma noi teniamo duro e i portieri vanno oltre ogni più rosea aspettativa. A 4 05’ dalla fine l’arbitro espelle un avversario e Janez ha un’infausta premonizione. Chiama tempo e invita tutti a tenere la posizione e andare sull’avversario. Non basta la Slovenia accorcia e nell’ultimo minuto pareggia. Janez impreca e bestemmia eccependo sull’intelligenza dei ragazzi. I ragazzi, a loro volta bestemmiano ed eccepiscono sull’intelligenza dei compagni. Io bestemmio (solo a mente visto il mio ruolo) ed eccepisco sulla mia intelligenza che mi porta sempre a subire queste delusioni infognandomi in queste situazioni. Poi nello spogliatoio Janez si congratula con tutti lasciando intendere che la delusione è solo per il colpaccio mancato e non per la prestazione offerta.
Non c’è tempo, bisogna rimuovere i mezzi abbandonati in mezzo alla strada, prendere possesso delle stanze in hotel e mangiare perché questa sera c’è la Slovenia B.
Siamo tutti cotti e gli avversari, fisicamente più prestanti viaggiano veloci. Vanno in vantaggio ma troviamo la forza di pareggiare. Non basta nell’ultimo tempo cediamo di schianto, per stanchezza e mancanza di cambi (tutti gli avversari giocano con 3 o 4 linee). Il risultato finale sarà 2 a 6.
Due ore prima, in albergo, ceniamo di rimpetto alla nazionale ungherese (i vincitori del torneo). Sono ragazzi che frequentano un’ istituto scolastico in lingua inglese, indossano obbligatoriamente giacca e cravatta stille college, accompagnatori e allenatori al seguito, anglofoni (probabilmente canadesi) hanno lo stesso abbigliamento. Mangiano usando coltello e forchetta e scambiano tra di loro qualche breve frase in inglese con tono sommesso. I nostri esibiscono infradito, t shirt con scritte volgari, parlano con linguaggio da caserma e danno libero sfogo ad ogni sorta di manifestazione vitale (rutti, ecc.).
L’indomani siamo i primi a scendere sul ghiaccio. Ci scontriamo contro un club ungherese alzatosi nel pieno della notte per il riscaldamento e intenzionato a giocare senza la colazione. Non sia mai per noi, colazione abbondante e dopo 30 minuti la partita. L’incontro è equilibrato. Noi abbiamo più individualità loro sono tatticamente disciplinati e giocano a quattro linee. A due minuti dalla fine siamo in vantaggio per due a uno ma, da sciocchi, ci facciamo espellere in due per proteste e scorrettezze veniali quanto inutili (quelle che da noi sortirebbero i fischi e gli insulti all’arbitro da parte dei genitori). A 30 secondi dalla fine siamo superati. 3 a 2 per gli avversari e Janez che assume un linguaggio da anti Cristo.
Abbiamo solo una chance per salvare la dignità, battere la rappresentativa serba. Si gioca alle 14 00 e a stomaco rigorosamente pieno. Gli avversari sono allenati da un ex nazionale sovietico degli anni ’70 –’80 (uno di quelli del film “Miracle” per intenderci). Loro sono grandi e grossi e, per quanto siano stati battuti dal Bolzano non hanno per niente intenzione di farsi sconfiggere. Nel primo tempo vanno in vantaggio e poco prima della sirena raddoppiano. Nel secondo tempo produciamo una sterile supremazia ma sul finire un passaggio dei loro lungagnoni viene intercettato da Francesco. A questo punto la divinità dell’hockey posa una mano sul suo casco e lo accompagna verso la porta inseguito da una muta di avversari, con un gesto tecnico di gran classe mette a sedere il loro pur bravo portiere e di rovescio accompagna il disco nel l’ unico angolino non protetto. Il terzo tempo è un assalto che però non sortisce risultati, la sfortuna e le prodezze del portiere ci negano il pareggio. A due minuti dalla fine ancora Francesco, sul cui casco erano rimaste impresse le impronte digitali della dea dell’hockey pareggia. Io sono contento già così ma Janez si dimostra bravo nel leggere la partita e coraggioso. Richiama il portiere e invita tutti all’assalto finale. A 4 secondi, dico 4, dalla fine, nel parapiglia e mischia Riccardo Nachtigal, bravissimo nell’inedito ruolo di difensore, serve il disco a Davide Dal Sasso per la vittoria. Un altro miracle e forse a propiziarlo è sempre lo stesso personaggio testimone di entrambe gli eventi (io non sono superstizioso sono realista).
Inutile dire che nell’ultima giornata i primi a giocare siamo noi. Come sempre ben cotti e a stomaco pieno ci scontriamo contro lo Zagabria. Andiamo avanti di due goal e nel convulso finale giocato quasi sempre in doppia inferiorità numerica ci facciamo raggiungere. Gli arbitri non ci sono mai stati amici ma noi non siamo abituati al gioco fisico del resto Europa e reagiamo alle decisioni arbitrali in modo provocatorio.
Di questa partita, comunque, i ragazzi conserveranno un bel ricordo. Una rissa furibonda e prolungata a cui tutti hanno dato il loro apporto. Anche i nostri portieri a cui le rispettive mamme, con minaccia di crudeli punizioni (negazione di dolci), avevano imposto la non violenza, hanno contribuito con insulti rispettivamente in inglese e trevisano. Grandioso è stato Riccardo Papparotto capace, come Bud Spencer di tener testa ad un nugolo di avversari. Lo stesso mitico Pappa nel corso del secondo tempo con un terrificante body check, andato parzialmente a segno, sullo slancio aveva travolto il secondo arbitro che si è contorto sul ghiaccio a lungo prima di essere trasportato di peso al pronto soccorso.
E’ stata, per i ragazzi, la degna conclusione di una bellissima esperienza.
Per la cronaca vince il torneo la nazionale ungherese, seconda la Slovenia A, terza la Slovenia B che batte ai rigori una selezione ceca. Noi, che abbiamo perso solo due incontri, non si comprende per quale meccanismo di calcolo, siamo solo undicesimi.
Bravissimi tutti i ragazzi: gli asiaghesi, andati tutti in goal, i nostri che hanno veramente dato il massimo, l’indomito Domen, aggregato sloveno classe’99, ed i nostri portieri. Marco ha affrontato con coraggio gli slaps
di avversari 40 centimetri più alti. Roberto, inscalfibile caratterialmente, ha irretito con la sua provocatoria risata che, ancora riecheggia nello stadio, gli attaccanti avversari ad ogni azione mancata, mostrando anche una reattività e prontezza di riflessi invidiabile.
Sulla strada del ritorno stanco ma contento per aver offerto, a tutti coloro che lo ritenevano, la possibilità di compiere un’esperienza indimenticabile ripensavo alla possibilità che questo potesse essere la mia ultima partecipazione al torneo di Bled. Ho pensato anche all’eventualità di adottare un figlio di 12 anni poi, più realisticamente, mi sono convinto che Bled è comunque un bel posto, si sta bene e c’è un casinò.
Ci tornerò comunque.(L.P.)

Ottimo articolo Lorenzo complimenti, con questa bella descrizione hai fatto vivere l’esperienza di Bled anche a noi….
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